ASSOCIAZIONE Battelieri Colombo Pavia

 

LA CITTÀ E IL SUO FIUME

Il canottaggio è uno sport antico, quasi quanto la capacità dell’uomo di percorrere un corso d’acqua o sovrastare le onde del mare con un mezzo azionato dalla sola forza delle proprie braccia.
Il mistero avvolge anche le origini remiere pavesi nate, si presume, per necessità di sopravvivenza più che per semplice diletto. Pavia, è fuor di dubbio, ama il suo fiume, fino a definirlo “il più bello d’Italia”, ma è sempre stato così? Quando la città era circondata dalle vecchie mura spagnole, il Ticino doveva essere una presenza un po’ aliena ai rapporti amichevoli, spesso solo un’utile via per trasportare i prodotti agricoli e più in generale per gli scambi commerciali, seppure meta di qualche passeggiata serale, fonte di energia, necessaria a muovere le pale delle barche-mulino e habitat di gustosi pesci. Ma l’amore è un’altra cosa! Fu forse dopo il 1881, con l’annessione al Comune del territorio dei Corpi Santi, comprendente la zona della stazione ferroviaria, del cimitero, dell’Orto Botanico ma soprattutto, la foce del Naviglio e il Borgo Ticino che la città, arricchendosi di nuove terre poté contemporaneamente assorbire anche l’affetto dei suoi abitanti per il fiume.
Il Borgo vive infatti quotidianamente sul Ticino, per esso e grazie ad esso, quasi riceve in casa la sua acqua come se si trattasse di un ospite di riguardo, riconosce i suoi odori e umori, in un “rapporto intimo di orgogliosa parentela”, come sottolineò argutamente Augusto Vivanti.
Sulla riva sinistra solo i quartieri bassi di Porta Salara, Porta Nuova, Porta Calcinara partecipavano così assiduamente alla vita del fiume, accomunati ai borghigiani dall’umile esistenza.
Le lavandaie, i “giarö” e i “barchirö”, che la traduzione in lingua, certo non precisa come i termini in vernacolo, vuole cavatori di ghiaia e barcaioli, traghettatori di cose e persone, erano i frequentatori abituali delle sponde, risuonanti delle loro grida, parole e canti. Gente umile che praticava un lavoro faticoso con poche soddisfazioni.
Lavandaie in Borgo TicinoLa riva destra tutta e la parte della sinistra a monte del Ponte Coperto, dove la sponda è più dolce, erano affollate dalle lavandaie, una addossata all’altra eppure troppo intente al lavoro per perdere molto tempo a parlare, ma non a cantare, intenditrici d’opera e talune interpreti come coriste al Fraschini, o a rispondere con motti arguti alle provocazioni che rimbalzavano da una riva all’altra del Ticino, spesso originate dagli studenti in vena di goliardici scherzi. Con i mucchi di panni sporchi da una parte e lunghe file di biancheria stesa ad asciugare dall’altra, sembravano un tutt’uno con il fiume; nelle grandi caldaie l’acqua era riscaldata con la legna che le stesse lavandaie, con l’aiuto degli uomini di casa, procuravano nei boschi facenti da corona al letto del fiume. Sui “barcè” dall’alto scalmo, risalivano decise la corrente, scendevano a terra a far legna, caricavano la traballante barca e giù, verso la città a lavare panni. Per queste donne, abituate a trasportare sul fiume pesanti carichi, le gare inserite talvolta nel programma delle regate pavesi o in quelle tra barcaioli, con la barca vuota era uno scherzo, una passeggiata. Non così la pensavano i borghesi pavesi che accorrevano numerosi per vederle gareggiare, quasi alla pari cogli uomini. A ricordo incancellabile di questo mondo ormai antico ma pur sempre suggestivo e particolare è posto, a fianco del Ponte Coperto, naturalmente in Borgo, il monumento alla lavandaia intenta al proprio lavoro, opera di Giovanni Scapolla.
Evidente emerge l’utilità del “barcé”, barca dal fondo piatto, scorrevole sull’acqua, dalla vogata fatta stando in piedi, di cui è ricca la tradizione pavese, elemento essenziale all’umile economia dei fiumaioli.
Versioni ingrossate del “barcé” erano i “mutaiö”, il “saran” e la “nav” in ordine di grandezza, barconi impiegati per trasportare la sabbia e la ghiaia. Erano tutti lunghi oltre dieci metri, molto stabili adatti a trasportare grossi carichi, fino ai mille quintali della “nav”. Ad eccezione del “mutaiö”, usato come il “barcé”, erano muniti di grosso timone e avevano una piccola casupola a forma semi cilindrica a prua; lo strumento essenziale era però un attrezzo in legno a forma di cucchiaio che serviva per recuperare il materiale sul fondo del fiume. Secondo Gianni Brera, pavese di San Zenone Po, un equipaggio formato esclusivamente di “gerö” debitamente allenato non avrebbe uguali nella vogata alla “veneziana”. Ma i vecchi borghigiani, figli di cavatori e loro stessi del mestiere in gioventù, sostengono che i “giarö”erano troppo forti di braccia, dal fisico sproporzionato e rovinato dal duro lavoro per essere veri vogatori. Erano infatti troppo abituati a cerare, sollevare dal fondo del fiume, caricare, riportare a riva sabbia e ghiaia e poco a remare per non considerarlo, quando il fisico distrutto dalla fatica lo permetteva, un divertimento che trascendeva la passione.
Ponte copertoI “barchirö”, invece, nati remando, furono ottimi vogatori di veneta, avvezzi com’erano al precario equilibrio abbinato alla velocità di chi sta perennemente in barca. Alcune voci, naturalmente mai provate ma con una radice storico-economica, sostengono che la destrezza e l’abilità pavese sul fiume derivi dal bracconaggio, essendo la velocità unica arma per sfuggire a eventuali arresti. Su e giù per il Ticino tutto il giorno, simbiosi totale tra l’uomo e il fiume, ma anche allenamento quotidiano: nei giorni di festa, invece di riposarsi, i più bravi gareggiavano usando le loro imbarcazioni ‘da lavoro’ e gli altri passavano il tempo ad incitarli. Ma le barche a Pavia non servivano solo per trasportare cose o persone; in una città dove i bambini prendevano confidenza con il remo in tenera età, si andava in barca a pescare nelle tranquille lanche o sulle sponde o a portare in salvo gli abitanti delle zone basse durante le inondazioni.
Era questa la vita sul fiume in una epoca in cui lo sport era fondato su basi elitarie, eccetto quelle discipline da sempre considerate ‘povere’, per la cui pratica non abbisognano di alcun investimento preventivo o d’esercizio, come il nuoto, il podismo, il ciclismo, grazie alla bicicletta contemporaneamente mezzo di trasporto o il canottaggio con la barca mezzo di sostentamento e anche di piacere per portare a spasso la “morosa”.
La tradizione vuole che il canottaggio agonistico sia nato proprio con una gara tra barcaioli a Londra nel 1716; ma ben presto fu praticato da nobili, borghesi e studenti, tutti propensi però a non stancarsi più del necessario, fatte le dovute eccezioni, piegati sui remi. Naturalmente a questo punto l’inserimento dei barcaioli nelle società remiere, necessario per completare gli armi e dare il tocco in più di forza e destrezza. Oltre un secolo dopo nascono nell’Italia unificata dal Risorgimento le prime società: nel 1861 a Pisa la “Canottieri Limite”, nel ’63 la “Cerea” e nel ’69 l”Armida” a Torino. A Pavia nel ’73 vede la luce la “Canottieri Ticino”, dall’impostazione aristocratico-borghese, ma sono proprio i barcaioli a gareggiare e a ben figurare. La “Ticino” accentra gli interessi dei pavesi per dodici anni, fino a quando un gruppo di soci dissidenti decide di fondare una propria società, la “Battellieri Cristoforo Colombo”. Da questo momento Pavia sportiva e fiumarola è divisa in ‘ticiniani’ contro ‘colombiani’.

LA FONAZIONE DELLA BATTELLIERI COLOMBO

I fondatori della società erano uomini decisi, amanti dello sport remiero spinti da un sentimento di rivalsa, propensi a non disperdere l’attivismo che li animava e a non lasciar cadere nel vuoto critiche costruttive e nuove proposte. Anche nel nome scelto c’è il desiderio di differenziarsi dai canottieri, esaltando la vogata in piedi, più popolare e legata alla tradizione pavese, e l’intitolazione al più grande navigatore, il maggior uomo d’acqua di tutti i tempi, lasciava intendere i propositi dei fondatori.
Alla fine dell’Ottocento Pavia, con una popolazione di poco più che 30.000 abitanti, aveva un’economia sostanzialmente ancora agricolo-artigiana; ben rappresentati anche i commercianti, gli studenti, i militari ed il clero; relativamente pochi gli operai: i guadagni bastavano spesso a garantire un limite di sopravvivenza e pochi svaghi. La “Colombo” era essenzialmente composta da questi cittadini dalle poche pretese e dalle molte iniziative: un rapporto della Visita Pastorale del 1889 rileva che la società, laica e moderna, attirava i giovani con lo sport del remo e può essere pericolosa per la loro educazione, lasciando intendere non solo che era molto frequentata ma che i giovani, per essa, disertavano gli oratori.
Il primo documento riguardante la società, non ancora nata giuridicamente, è la scrittura privata di locazione, in data 15 luglio 1885 e valida fino al 15 luglio 1895, tra il signor Siro Corbella e la “Battellieri Cristoforo Colombo”, di un terreno su cui sarebbe sorta la sede sociale. L’affitto annuo era di 80 lire, da corrispondere in due rate, per 63 mq. Nel contratto una clausola prevedeva che il locatore e la famiglia potessero usufruire gratuitamente delle barche di proprietà della società. Firmatari del documento sono il vice-presidente Cesare Palma e il consigliere Francesco Fontana, che risponderanno in proprio delle eventuali insolvenze. Il 10 settembre 1885 il capomastro Carlo Veneroni, a nome della società, chiede alla Giunta Comunale il benestare per costruire un padiglione, che funga da magazzeno e da sede sociale, attiguo alla proprietà Corbella in via Porta Calcinara n. 1. Dopo appena un mese ci si rende conto che lo spazio non è sufficiente al fabbisogno e il 23 ottobre 1885 si affittano altri 16,50 mq. a £ 20 annue.
Sede Colombo 1895Approvato il progetto dalla Commissione Edilizia, hanno inizio i lavori e finalmente si approda al momento decisivo. Finanziariamente l’opera è sostenuta da un gruppo di persone che anticipano il capitale sociale, £60, alla nascente società. Questi benemeriti, da considerare a ben vedere soci fondatori della “Colombo” sono : Francesco Albertini, Angelo Arcari, Cesare Arienti (che nel novembre ’95 cederà la propria quota), Francesco Belloni, Camillo Beretta, Carlo Borghi, Anacleto Bravo, Giacomo Capella, Pietro Crespi, Carlo e Romeo Pecorara, Francesco Previni, Luigi Rampazzi, Achille Ricotti, Agostino Sozzi.
Alle ore 14 dell’8 novembre 1885 in un aula del Regio Liceo, concessa dall’allora sindaco Alessandro Campari, si svolge la prima riunione tra un gruppo di amici e simpatizzanti del canottaggio per concretizzare le basi della nuova società. Presidente è il professor Ernesto Scuri, rettore dell’Istituto Sordo-muti di Pavia, futuro direttore della “Rassegna della pedagogia per l’educazione dei sordomuti” e membro del Collegio dei Musici della cattedrale. Luigi Rampazzi, cassiere, il già citato vicepresidente Cesare Palma, l’economo Giovanni Veneroni, i consiglieri Francesco Fontana, Anacleto Bravo, Cesare Salina, Francesco Belloni e il capo-tecnico Placido Squillario completano, secondo le fonti contemporanee, il primo consiglio di amministrazione.
Maglie della ColomboIn poco tempo la sede è terminata, sulla riva sinistra, poco a monte del Ponte Coperto: è un casello a un piano, al quale quasi subito furono uniti due corpi laterali, più avanzati rispetto al nucleo originario. Una scala centrale portava al fiume, distante pochi passi. La società senza chiacchiere o vanti, prosegue modestamente nell’organizzazione e preparazione del parco barche per poter affrontare un programma sportivo adeguato a una matricola. A Pasqua dell’86 acquista, arricchendo una già buona flottiglia, un canotto a 16 remi capace di contenere 20 e più persone, utile per le gite sul Ticino dei soci e delle loro famiglie, accompagnati da rematori vestiti con la divisa sociale, una maglia bianca con la scritta verde “Colombo” in corsivo e pantaloni al ginocchio ugualmente bianchi. La prima sortita del “Colombo”, questo è il nome del battello, è per l’inaugurazione della sede il 2 maggio 1886. Tra gli invitati il presidente della “Ticino”, avvocato Tassani e le maggiori autorità cittadine. Il Corpo di Musica Operaio, ospitato su un altro barcone, allieta la gita degli invitati fino al Confluente e fuochi d’artificio sul fiume concludono la festa. Poco più tardi il presidente Scuri ricambia la visita alla “Ticino” in occasione dell’inaugurazione della propria sede presso Porta Salara.
Ad agosto, gradita sorpresa per i sostenitori della “Battellieri” ha luogo la prima gara, a Piacenza, con il battello-canotto “Pegaso” e il battello “Eridano”. I risultati non sono buoni ma ugualmente importanti per la regata d’assaggio e per dimostrare, con questa presenza, quella vitalità che è la mira iniziale dei fondatori, i quali, nel gennaio dell’87 possono già contare sull’adesione di 150 soci, paganti una tassa di iscrizione di £ 10 e una quota mensile di £ 2,
Dopo aver portato in salvo un convoglio di chiatte del Presidio Militare di Piacenza e messo a disposizione le proprie barche, per una gita sul Ticino, dei soci della società ginnastica “Forza e Coraggio” di Milano e successivamente dei partecipanti al III Congresso Medico Nazionale svoltosi a Pavia, la società punta decisamente alle gare. La sfida tra Tancredi Romagnoli e Amilcare Ferrari della “Ticino” attira molti curiosi che scommettono sul vincitore, che sarà Ferrari, e fa da preludio al primo grande risultato remiero della neonata società

LA “COLOMBO” NASCE VINCENDO

A Venezia sul Canal Grande, la “Colombo” disputa la seconda gara della sua ancora brevissima storia, il battesimo a una regata internazionale. La barca inviata, grazie a una sottoscrizione tra i soci, è una veneta a quattro vogatori, e proprio nella patria della vogata in piedi. Sembra presunzione, ma a Pavia si rema così da sempre, non c’è per ora altro modo. È una sfida ai campioni veneziani, pressoché imbattibili nelle loro eleganti quanto innate vogate, eppure, sembra un miracolo, i colombiani vincono il primo premio, alla Bucintoro a Paviapresenza del re Umberto e della regina Margherita. La data è storica 2 agosto 1887, e storico, incancellabile nella memoria è l’equipaggio: Enrico Arrigoni, un simpatico tipo bohèmien, Francesco Fontana e gli studenti Giangiacomo Devecchi e Angelo Marangoni, tutti giovanissimi. Il nome della barca “Salve”, sembra ancor più irriverente saluto ai grandi vogatori veneziani, il ricordo di una breve apparizione diventata gloria inaspettata soprattutto se si considera il breve periodo di allenamento sul Ticino, ben diverso dalla laguna, il numero dei partecipanti e la fama degli avversari battuti. La vittoria frutta anche 1.500 lire, donate dagli organizzatori ai vincitori, e una stupenda opera raffigurante il bucintoro, la famosa imbarcazione dei dogi veneziani in filigrana d’argento. Il trofeo, attraverso sconosciute peripezie, finisce alla “Canottieri Adda” di Lodi e solo nel 1934 la società riesce, tramite minuziose trattative, a ritornarne legittimamente in possesso. Due soci della “Colombo”, Gino Carini e Augusto Sairani, donano alla società lodigiana una coppa d’argento come ringraziamento per l’avvenuta restituzione.
Ritorniamo al fausto giorno dell’87: i pavesi, solitamente restii a festeggiare i concittadini, pur se autori di grandi imprese, si radunano in gran numero davanti alla stazione ferroviaria per salutare e applaudire gli ‘eroi’ di Venezia, consci del grande risultato sportivo ottenuto, in un periodo in cui lo sport non aveva ancora a disposizione la grancassa dei mass-media. Il Corpo di Musica Operaio, fuochi d’artificio, un corteo fino alla sede sociale della “Colombo” accompagnano i quattro vogatori che sono festeggiati da entrambe le società remiere, unite nella vittoria. Una altra sottoscrizione tra i soci, artefici ancora il dottor Giulio Oehl (futuro presidente), Anacleto Bravo (pure in seguito presidente), Francesco Albertini, Pietro Romagnoli e Gatti, permette alla “Colombo” di offrire un banchetto ai quattro vogatori e a settanta invitati, comprese le autorità, la stampa, e a un buon numero dei duecento soci iscritti, all’Albergo Equipaggio "Salve"Sant’Antonio in Borgo Ticino.
Le due società remiere ritengono doveroso non disperdere tale entusiasmo e con l’aiuto del Comune, intelligentemente sensibile ai problemi sportivo-finanziari, organizzano le regate a Pavia a fine settembre. Si tratta di tre gare in famiglia; una per quattro battelli della “Ticino”, una per tre battelli della “Colombo” (“Vittorino”, “Antenore” e “Salve”) e una con le due società antagoniste, per la prima volta, sul fiume amico; si comincia così a respirare quell’aria di competizione e di emulazione che frutterà in futuro importanti risultati. Per la storia, vince la “Ticino”, più esperta e smaliziata, ma è festa per tutta Pavia, con le barche, la sera, illuminate a far da contorno alle gare, fuochi d’artificio e tanta allegria.
Le terze regate dell’annata, quelle di Casale il 23 ottobre, fruttano il secondo posto con lo stesso equipaggio di Venezia, con la sola variante di Enrico Scuri, pluricampione italiano di sollevamento pesi, al posto di Arrigoni.
Niente, dopo questi risultati ottenuti con una gran voglia di partecipare, lottare e vincere, lascia supporre le discordie in seno al Consiglio Direttivo. Due interventi del segretario Anacleto Bravo sul giornale “Il Patriota”, a novembre e dicembre dell’87, evidenziano la situazione, difficoltosa da un punto di vista finanziario e prossima a portare lo scioglimento della società cui seguirà l’immediata ricostruzione su basi più affidabili. Ad aggravare lo stato di cose c’è la posizione di un gruppo di soci contrario al consiglio in carica. Estromessi con lo scioglimento del sodalizio ricostituitosi a dicembre “escludendo l’elemento perturbatore”, costoro dissentono sui motivi, non solo finanziari, della vicenda: sono una cinquantina tra cui Belloni, Emilio Devecchi, Achille Valle, Telesforo Comi, Giulio Oehl, quasi tutti studenti e professionisti con il solo peccato, riconoscono, di voler troppo bene alla società. Infatti la grande maggioranza di loro rientrerà.
Il primo Statuto della “Colombo”, approvato il 12 dicembre 1894, porta proprio quella del 1° dicembre 1887 come data di nascita , non comprendendo in questo modo la grande vittoria dell’agosto di Venezia. Nell’articolo 1° si legge – La Società … ha per scopo diretto di procurare agli iscritti utili ginnastiche ricreazioni di canottaggio sul fiume Ticino; in caso di sinistri sul fiume la Società presta opera di soccorso a titolo di beneficenza. Con questi intenti si apre una nuova pagina di storia.

UN PO’ DI STASI PER PREPARARE LA RINASCITA SPORTIVA

Negli anni immediatamente successivi, dall’88 al ’91, la società non si impegna in regate e anche gli allenamenti sono molto rari e in sostanza inconcludenti. Ci si limita a gite nei dintorni di Pavia ad esempio a Milano e a Binasco risalendo il Naviglio, per soci e famiglie. Ma la stasi non colpisce solo la “Colombo” : per incoraggiare e promuovere lo sport del remo in chiara difficoltà dopo pochi anni di pratica, sorge a Torino nel 1888, ospitato nello chalet della “Eridano”, il Real Rowing Club Italiano, cui la “Colombo” si iscrive nel 1892, alla ripresa dell’attività agonistica.
Nel settembre dell’89, negli ambienti sportivi si parla della fusione tra le due società remiere cittadine, complice anche la vittoria nella veneta, al primo campionato italiano, della “Ticino”, che usufruisce dei vogatori dissidenti della “Colombo”, a sua volta vincitrice a Venezia con altrettanti dissociati della “Ticino”. Questi scambi si verificavano in modo talora amichevole, talora più nascosto. Questo non significava mancanza d’affetto per i propri colori; si trattava piuttosto di una situazione riferibile al momento d’inizio di tutto lo sport e alla mancanza di stimoli economici. Speso si cambiava società per amicizia nei confronti di membri di un altro sodalizio o per scaramucce e divergenze tra componenti di uno stesso armo e la cosa era naturalmente facilitata se in una sola città esistevano più società. Con l’andar del tempo questo costume si abbandonò, segno di un mutato momento storico.
Alle regate del ’90 a Pavia, ospiti i maggiori armi torinesi, piacentini, veneziani e cremonesi, la “Colombo” si prepara alla grande rentrèe.
Nel 1891 il professor Scuri lascia Pavia dopo aver vinto un concorso per il posto di direttore del Real Istituto Sordomuti di Napoli; il nuovo presidente è il ragionier Camillo Beretta. Intanto il sandolino, antenato dell’attuale canoa, è l’unica barca a difendere i colori bianco-verdi, spinto dalle braccia di Virginio Barbaini, leader su “Fritz”.
La vera svolta si ha nel ’92 con l’iscrizione al RRCI, l’acquisto del terreno su cui sorge la sede sociale dal proprietario Siro Corbella, l’ampliamento del magazzino per ospitare le barche e la creazione di un locale adibito a spogliatoio, esempi di una costante crescita e di una precisa volontà di attività, concretizzata con le regate di Lodi, dove la “Colombo” accumula tre premi, due in veneta e uno con il canotto da passeggio e un secondo premio, sempre nella veneta vincendo ben 19 medaglie d’oro, quattro d’argento e atri premi. Il ritorno a gare di una certa importanza porta alla vittoria alle regate di Genova in onore di Cristoforo Colombo, dove la società vince con la veneta “Audace” un 1° premio juniores e un 2° premio seniores. Vari festeggiamenti al rientro a Pavia, compresa la serenata di alcuni vogatori della “Ticino” da un canotto ormeggiato sotto alla sede sociale.
Equipaggio dell'"Audace"Completa l’annata il secondo posto al primo campionato italiano cui la società partecipa, quello di Salò e il riconoscimento della proficua attività con il sesto posto nella classifica remiera nazionale, stilata dal RRCI e pubblicata dalla “Rivista Nautica”.
Il ’93 si apre come meglio non potrebbe: ritornano le regate a Pavia, nell’ambito delle grandiose manifestazioni organizzate dal Comune e da vari enti cittadini per celebrare la Pentecoste: corse velocipedistiche, concorso ginnastico, congresso dei mandolinisti lombardi, tiro a segno, torneo di scherma, corse dei cavalli e fuochi artificiali.
Le due società remiere riunite in un comitato pro-regate alla cui presidenza è posto l’avvocato Giacomo Franchi, approntano un buon programma con due gare per venete, due per jole di mare, una per skiff e un omnium per canotti con più di dieci vogatori. La “Colombo”, con lo stesso equipaggio, formato da Virginio Barbaini, Enrico Rozza, Augusto Calderara e Alfredo Bertolini, è prima nella veneta juniores e seconda seniores. Prima anche nell’omnium con la “Illusione”, a quattordici vogatori. Altri due primi premi e un secondo, sempre in veneta, a Torino e Alessandria e la partecipazione ai campionati italiani a Orta, con l’equipaggio dell’”Audace” costretto al ritiro, sono gli altri risultati, nell’insieme rilevanti, dell’annata del rilancio di una società che si prepara ad ottenere molte vittorie iscrivendo il proprio nome nell’albo d’oro del canottaggio italiano.
Il Comune constatato il successo delle regate di maggio, finanzia quelle tra barcaioli e barcaiole per la festa di Sant’Agostino che si celebra in settembre. Il Ticino è rischiarato a giorno, solcato dalle barche addobbate con fantasia e illuminate da palloncini coloratissimi e la “Colombo”, con una veneta trasformata in un drago che getta lingue di fuoco dalla bocca, vince il primo premio. Completano la grande festa sul fiume gare tra barcaioli e barcaiole, regatanti quasi per gioco, divertimento loro e soprattutto degli spettatori, poco abituati a veder donne gareggiare. La loro provenienza era quasi interamente borghigiana: a Pavia era nota una Fregnani, della stessa famiglia che oltre a dare bravi vogatori, darà un ottimo timoniere alla “Colombo”, che competeva in forza e abilità con molti uomini.
La società è decisamente salpata verso soddisfazioni e vittorie: sette le regate nazionali cui partecipa nel 1894, Lodi, Alessandria, Pavia, Torino, Carate Lario, Pisa, Bellagio, vincendo ben dodici primi premi, tre secondi e tre terzi posti , compresi i due ai campionati italiani di Stresa. Da sottolineare che nove primi premi e due secondi sono stati ottenuti, con la veneta “Audace”, ai quattro vogatori Achille Gandini, Romeo Levini, Primo Vittadini e Carlo Ravizza, in solo quattro mesi; un ottimo risultato rapportato all’epoca, e assoluto in ogni caso, che fanno mantenere alla “Colombo” il sesto posto in classifica tra le ventidue società di canottaggio esistenti in Italia.
La sede è sempre frequentata dai soci, che superano di gran lunga le cento unità, e anche dai clienti della Società dei Bagni Pubblici del Ticino, situata oltre Ticinello e la cascina Cami, sulla riva sinistra, in una bianca palazzina. La “Colombo” che possiede un’azione da £ 25, concorre al trasposto dei soci con le sue barche in occasione di feste sul fiume, ospita, nel giardino attiguo alla sede, tutti coloro che vogliono prendere il battello all’apposita fermata presso Porta Calcinara. Quando la “Colombo” chiederà il premesso al Comune di costruire una nuova scala che dal Lungo Ticino porti sul prato e poi in riva al fiume, avrà anche l’appoggio della società dei Bagni Pubblici, consapevole di tale necessità.
Enrico ScuriMa questa scala, col passar del tempo, da oggetto riconosciuto di pubblica utilità si trasformerà si trasformerà in oggetto del desiderio, realizzato, dopo le continue richieste del consiglio comunale del presidente Federico Vittadini, solo nell’aprile del ’95. Le cronache coeve riportano, con un certo risalto, che la concessione è stata ottenuta “senza mendicare appoggi morali e materiali” e che la “Colombo” acquista, con la costruzione della scala che dalla strada porta alla sponda, “benemerenza al cospetto di Pavia tutta”, come riporta la “Provincia Pavese” dell’8 maggio 1895.
I risultati sportivi dell’annata non ripagano l’attività, pur permettendo alla “Colombo” di acquisire il quarto posto nella classifica remiera: quattro partecipazioni a regate, Torino, Bocca d’Arno, Piacenza e Como, oltre alle gare sociali sul Ticino, fruttano tre secondi posti e due primi posti a Piacenza, nella veneta e anche nella gara omnium per battelli con l’”Illusione” guidata da Anacleto Bravo, che non dimostra alcun affaticamento pur dopo il trasferimento, la mattina stessa della gara, da Pavia a Piacenza via fiume. La terza è la “Caprera” al cui timone è il segretario della società Michele Leoncini.
Nel ’95 a Pavia non si disputano regate nazionali, ma i cittadini dimenticano ben presto il mancato spettacolo, impegnati come sono a divertirsi nei vari ritrovi che offre la città. Molte feste, di cui innumerevoli private, e molti balli: alla “Battellieri Colombo” si danza ogni settimana, funzionando dal ’94 la Sezione Ballo, propaggine della società coordinata dai soci più giovani ed esuberanti. Si balla alla “Canottieri Ticino”, al circolo “Follia”, al borghese “Pavia”, all’”Estudiantina” e all’”Associazione Universitaria”, di chiaro stampo goliardico. I teatri “Fraschini”, “Guidi”, “Bordoni” situato all’aperto in Borgo, servono per le feste di Carnevale, per i grandi veglioni e per le opere liriche e teatrali. Anche il “Circolo di Convegno”, elegante ritrovo della società-bene, è aperto tutte le settimane per i ‘lunedì danzanti’.
Questo stesso pubblico, che non perde occasione di divertirsi, ammira compiaciuto da sempre anche le belle gare sul Ticino e commenta con battute argute, ma sempre affettuose, le fatiche dei rematori durante le ben organizzate gare sociali.
Intanto l’equipaggio dell’”Audace”, con la sola eccezione di Gandini, sostituito da Quario, lascia Pavia per disaccordi con la società per gareggiare con la “Esperia” di Torino, che immediatamente li ha ingaggiati essendo i più forti vogatori sulla piazza. Il nuovo armo alla veneta a quattro, subito approntato, è composto da A. De Felici, Gaetano Barbieri, Angelo Marangoni e Ugo Mjnoia; il tempo di affiatarsi ed è subito secondo posto alle regate di Lodi.
Ma la grande soddisfazione dell’annata è la vittoria dell’outrigger a due con timoniere ai campionati italiani di Como; protagonisti sono i fratelli Alfredo ed Enrico Bertolini, timoniere Mario Albertini, che negli anni a venire diventerà uno dei maggiori nuotatori italiani di tutti i tempi e ancora oggi il più glorioso in terra pavese: vale a dire, un trio da leggenda.

I FRATELLI BERTOLINI E IL “TLÀ”

Nati rispettivamente nel 1875 e nel 1876, Alfredo ed Enrico Bertolini sono studenti appassionati di canottaggio. Alfredo rema alla veneziana e ha già vinto gare importanti, ma quella vogata, l’unica a Pavia, non lo soddisfa, preferisce il modo ‘inglese’, più adatto ai tempi rispetto alla vecchia veneta.
I fratelli BertoliniIl parco-barche della “Colombo” non comprende però un outrigger da corsa e non sufficienti sono i denari per comprarne uno nuovo; i fratelli Bertolini, con tipica inventiva pavese, non si perdono d’animo e costruiscono personalmente l’imbarcazione, usando vecchie casse di mogano giunte in Italia dall’America piene di frutta secca.
Questa barca dell’impossibile e dell’impensato doveva, data la sfiducia che accompagnava i fratelli Bertolini quando scendevano in acqua con le ‘casse’ necessariamente chiamarsi “Tlà”, che suono quasi onomatopeico, equivale a un ‘ma guarda!’, sinonimo di sorpresa e di incredulità misto a un sentimento di compiacenza. “Tlà” è del resto anche parola d’ordine, carta d’identità dei pavesi fuori dalla loro città, quasi un simbolo come il Ponte Coperto.
Fu invece una grande barca costruita con tenacia e volontà, suscitante l’ammirazione nell’ambiente del canottaggio italiano quando cominciò a vincere gare.
Il fragile ed elegante scafo sembrava quasi fremere e soccombere sotto le poderose vogate dei due biondi erculei studenti, ma scivolava leggero e agile sulle azzurre acque del Ticino. Allenatori di se stessi (alla “Colombo” c’era un solo istruttore di veneta Americo Vittadini), inizialmente non erano tecnicamente perfetti ma alla loro forza e potenza si inchinavano i maggiori vogatori europei, compreso il grande Delaplanche, incapaci di contrastarli adeguatamente, quando si lanciavano verso la vittoria.
Ai campionati italiani di Como, nel settembre ’96, vinsero il titolo nella categoria juniores e ottennero il secondo posto nella gara seniores, battendo armi di tutt’Italia, molto più agguerriti, dotati di imbarcazioni certamente più sofisticate e reduci da allenamenti sistematici e prolungati.
Alle regate internazionali di Torino del 1897 ancora ottengono il primo premio battendo due equipaggi francesi, maestri dell’outrigger e, non ancora soddisfatti, nella stessa giornata, partecipano alla gara di veneta seniores in compagnia di Romeo Levini e Ugo Mjnoia, riuscendo primi anche in questa diversissima specialità.
La società intanto, constata la imbattibilità dei due fratelli, appronta un nuovo outrigger a quattro con timoniere: nasce il “Senza stile” composto, oltre che dai Bertolini, dal Levini e Mario Aprile. Il nome del timoniere non ci è noto. I quattro vogatori della “Colombo” vincono tutte le gare a cui si presentano: a Pallanza dove si aggiudicano il titolo di campioni italiani juniores, e due a Villa d’Este, juniores e seniores.
Il ’98 è l’anno clou dei fratelli Bertolini e di conseguenza per la “Colombo”: dopo aver vinto con Malio Sali timoniere, a Firenze e aver avuto il secondo premio a Torino, sempre nella ex-capitale in agosto, ottengono il titolo di campioni italiani seniores. I vogatori, la “Colombo” e la città sono in festa perchè questa vittoria, oltre a designare i migliori d’Italia, significa anche partecipazione ai tanto desiderati campionati d’Europa. Il sogno, forse troppo atteso, non si avvera; il “Tlà” deve piegarsi perchè Alfredo è costretto a letto da una inopportuna malattia, proprio quando anche questo ulteriore impegnativo titolo era quasi in tasca, pronto ad essere appeso alle pareti del salone sociale, secondo le affermazioni dei maggiori avversari europei. Invece il “Tlà” di deve accontentare della terza piazza, con Gozzini, appartenente alla “Libertas” di Firenze, al posto dello sfortunato Alfredo Bertolini.
Il "Tlà"Il rammarico è enorme, ma si continua, e la “Colombo” vince due premi, juniores e seniores, nello outrigger a quattro con timoniere a Villa d’Este.
Oltre alle vittorie c’è la certezza dell’aver avvicinato vari appassionati alle gare in outrigger; infatti la “Colombo” può ora contare su due equipaggi agguerriti e, per quanto riguarda le barche, un outrigger a due, uno a quattro e uno, nuovo a otto, di fabbricazione francese, intitolato Eustacchio Pasino, condottiero pavese. Tutti gli armi, per la prima volta insieme, si presentano alla partenza delle gare di Cremona nel maggio 1899 e con due primi posti innalzano ancora il nome della “Colombo” ai rilievi della cronaca. I fratelli Bertolini prendono parte a tutte le gare, compresa quella dell’otto, completato dagli equipaggi delle due venete.
Impegni professionali impediscono però ai Bertolini di continuare gli allenamenti e di conseguenza la partecipazione alle gare senza sfigurare, data la loro fama di imbattibili ‘oursmen’.
Presenti alle regate di Pavia del 1900 e in quelle del 1901, dove sono ancora secondi e primi nello outrigger a quattro, abbandonano nel settembre di quello stesso anno. Lasciano un vuoto incolmabile nell’outrigger a due e una scuola in quello a quattro, che arriverà a ottimi traguardi. Enrico, orfano del capovoga Alfredo, partecipa a una regata in veneta, per poi abbandonare le gare immediatamente dopo.

L’ATTIVITÀ NON SI FERMA AGLI OUTRIGGERS

Anche se la diffusione dell’outrigger tra i vogatori della “Colombo” porta novità, vivacità e ottimi risultati, non ci si dimentica della veneta.
Le regate di Pavia nel ’97, malgrado il totalizzatore per le scommesse, il corpo di musica civico, la presenza di un discreto pubblico, soprattutto popolano, sulle rive del Ticino, impegnano a lanciare frizzi pungenti, arguti ma sempre bonari all’indirizzo dei concorrenti, sono disertate dalle altre società: solo le locali “Colombo” e “Ticino” si contendono i premi.
Presidenti G. Gnocchi e G. OehlPiù redditizia la partecipazione ai campionati italiani di Pallanza dove la società conquista il primo premio in veneta juniores, confermando a Torino.
I soci della “Colombo”, intanto, non vanno solo per fiume o per mare, ma partecipano anche a gare di atletica e di tiro a segno, portando la classica maglia bianco-verde con il nome della società. Gaetano Barbieri nell’atletica e Costantino Re nel tiro, gareggiano con buoni risultati ed Enrico Scuri, ex vogatore, è campione italiano assoluto di sollevamento pesi nel ’97, ’98, ’99, 1901 e 1903.
Nel ’98 cambio della guardia al vertice; ad Achille Guastoni succede Guido Gnocchi, commerciante di fede repubblicana, attento protagonista di ogni manifestazione riguardante la sua Pavia, sia essa di politica o sportiva, soprattutto riguardante il canottaggio.
Gli anni a cavallo del ‘900, lo si è visto, furono gli anni dell’outrigger; la veneta era però sempre tenuta in alta considerazione e i buoni risultati davano ragione a questa politica: dal ’98 al 1901 otto regate fruttarono tre primi posti, otto secondi e quattro terzi premi, mentre vari vogatori si alternarono sulle imbarcazioni. Anni di sano entusiasmo, trasferte in città come Torino, Arona, Firenze, Como, Napoli, che per gli spesso umili regatanti equivalgono a un premio speciale e significavano desiderio di far parlare della “Colombo” e di Pavia nel maggior numero possibile di luoghi dimostrando la loro perizia e la loro volontà di vittoria. Si può pensare che questo sia lo sport puro, fuori dalla politica, invece, in seguito ai gravi fatti che nel ’98 caratterizzarono tutta la penisola, i moti per il prezzo troppo alto del pane, e la conseguente reazione che tanti morti provocò particolarmente in Lombardia (il primo morto, Muzio Mussi, fu proprio a Pavia), le regate furono sospese per problemi di ordine pubblico. La “Colombo”, al apri di ogni altra società, sportiva o no, fu visitata dalla polizia.
Gli allenamenti continuarono ma il comitato per le regate si dimise, per non spendere denari ad organizzare feste, mentre il popolo chiedeva pane per sopravvivere.
In un clima ancora difficile, l’11 dicembre 1898 si costituisce regolarmente con un rogito notarile la Società Cooperativa “Battellieri Cristoforo Colombo”, della durata di vent’anni.
Davanti al notaio Emiliano Garassini si presentano 27 soci: Guido Gnocchi, Michele Leoncini, Enrico Casali, Americo Vittadini, Cesare Martinotti, Francesco Granata, Piero Ferraio, Rinaldo Tacchini, Mario Aprile, Silvano Gobbi, Giuseppe Pizzocaro, Francesco Tronconi, Achille Perotti, Vittorio Prinetti, Alfredo ed Enrico Bertolini, Cesare Guastoni, Anacleto Bravo, Luigi Bagini, Mario Rovida, Carlo Lanza, Ettore Alberti, Ermenegildo Travaglini, Lino De Paoli, Cesare Guarani, Carlo Rona, tutti benestanti. Probiviri l’onorevole Roberto Rampoldi, l’avvocato Carlo Belli, sindaco di Pavia, e Francesco Albertini.
Datato 1899 è invece il primo bilancio reperito: i profitti e le spese sono ambedue di £ 3.514,90; le spese per le regate ammontano a £ 666,10 e i profitti provengono dai contributi e sottoscrizioni fra i soci.
Si constata facilmente come esso risenta della mancata sovvenzione comunale, che annualmente contribuiva a sollevare, seppure di poco, le magre entrate delle società sportive. In questo periodo le sorti cittadine sono rette da un Commissario Regio, non avendo le forze politiche trovato un accordo per formare la Giunta, in seguito ai gravi fatti del ’98. Il signor Adani-Rossi, estraneo alle faccende pavesi e mal consigliato, ha sovvenzionato dapprima solo la “Ticino”, organizzatrice delle regate per quell’anno, e poi le neonata sezione ticinese del RRCI, di cui la “Colombo”, fedele alla sezione lombarda “Audaces”, alla quale erano destinati i contributi da dividere tra le due società, non è stata chiamata a far parte. Alla “Colombo” non resta che disertare le regate per protesta contro la discriminazione.
Dopo le regate di Cremona e i campionati italiani a Como, dove la veneta giunse sesta, la società pensa al rinnovamento e all’ampliamento.
I vecchi soci vendono al prezzo di 650 lire lo stabile della sede alla società che ad agosto acquista dal Comune 80,50 mq. al prezzo di £ 1,50 al mq. e affitta 564 mq. a £ 20 annue. Il Comune si assicura la prelazione in caso di vendita di tutto il complesso edilizio e il terreno adiacente se usati per scopi diversi dal canottaggio.
Il nuovo secolo porta buoni consigli e riconciliazione tra le società remiere cittadine, per buona pace dei vogatori pavesi che sempre affollano il Ticino durante le riunioni di canottaggio, sport pavese per eccellenza, con il ciclismo e la ginnastica.Jole debuttante nel 1904
Nel comitato per le regate sono presenti, infatti, la “Colombo” rappresentata dal segretario Michele Leoncini e dall’ispettore di canottaggio Americo Vittadini, la “Ticino”, il RRCI e l’”Audaces”. In programma varie regate, di cui una riservata ai militari; buoni i risultati per la “Colombo”, che però fallisce l’obiettivo del campionato italiano a Napoli.
La stasi che ora interessa la “Colombo” sembra comune a tutto il canottaggio italiano, vittima di società poco interessate all’agonismo. I soci affollano le sedi, riporta la “Rivista Nautica”, per giocare a bocce, cenare al fresco, ballare, fare le docce o giocare a carte, dimostrando apatia, indifferenza per le gare. Si devono dare in tal senso direttive più attive, è il monito dell’autorevole rivista ma la “Colombo” è citata con merito per la serietà con cui fa allenare quotidianamente due ‘veneziane’ e un outrigger.
Le regate di Pavia premiano questo lavoro perseguito con merito malgrado una non felice situazione finanziaria e il continuo cambio al vertice direttivo. Due primi premi e due terzi ottenuti davanti al Duca degli Abruzzi, patrono della sede ticinese del RRCI, sono gli ottimi risultati. Il pubblico accorre assiste per la prima volta alla gara tra outrigger a otto con timoniere, armo tipico della Oxford-Cambridge. La “Eustacchio Pasino” della “Colombo” però si ritira dando via libera all’otto dell’Olona.
Le regate di Arona e Lodi chiudono il periodo caratterizzato da grandi trasformazioni e dalla presenza dei Bertolini, campioni leggendari.

IL DOPO BERTOLINI

I fratelli Bertolini lasciarono alla « Colombo » una non facile eredità, vogando e vincendo su barche di tutte le misure. Famosa la battuta di Alfredo, quasi un suo testamento: « Bisogna saper remare prima di andare in barca » .
Dal ‘902 al ‘906 su nove regate, di cui due a Pavia, l’outrigger a quattro completamente rinnovato nell’equipaggio ottenne solo un secondo e un terzo posto e l’outrigger a otto un terzo posto. Molto meglio le cose andarono per la veneta a quattro: sette partecipazioni con tre primi posti e quattro secondi premi, tra cui il titolo di vice-campione italiano seniores ottenuto a Venezia.
Il 1904 è l’ anno del debutto alla « Colombo » della jole di mare a quattro vogatori, l’anno seguente sarà 1 ‘unica imbarcazione a disputare gare per la società pavese.
Ancora problemi, intanto, nel 1903 causati dall’intromissione della Giunta Municipale nell’organizzazione delle regate alle quali dona mille lire di sovvenzioni pretendendo però che sia compiuto un giro di boa anziché gareggiare sul percorso lineare.
La « Colombo » , ligia ai voleri dei propri vogatori si astiene e indice, un mese prima, le regate sociali, che hanno un grande concorso di pubblico: il successo, insperato, ripaga la società e gli atleti dei duri allenamenti quotidiani, mentre il Ticino sembra rivivere, con due grandi regate a breve distanza, il periodo migliore di continua vitalità.
Le gare sociali e le regate nazionali sul Ticino aprono un 1904 ancora ricco di ottime prestazioni, compreso il secondo posto ai nazionali di Bocca d’Arno, nella veneta juniores, seppur caratterizzato da scarse partecipazioni, che confluiscono nell’unica gara disputata dalla società ne11905.
Il.20 luglio 1904, intanto, il sodalizio ha inaugurato il vessillo. Nel corso del ricevimento il presidente, professor Tacconi, rivendica alla società alti compiti nazionalistici: « La “Colombo” tende a fare dei cittadini forti di membra e di spirito, pronti altresì alla rivendicazione nazionale di quelle terre nelle quali ancora chiamarci italiani è delitto ». Il discorso, riportato dalla « Provincia Pavese » il 27 aprile 1904, ben inquadrabile nella concezione militaresca dello sport dei primi anni del secolo e adatto all’ufficialità dell’occasione, non impensierisce i bravi vogatori esempi probanti del sano e puro sport, seguaci senza cultura e senza enfasi delle teorie decoubertiane Sono infatti la forza delle loro braccia, l’allenamento costante, la buona tecnica acquisita a riportare l~ società, dopo anni di permanenza intorno alla decima posizione, al quinto posto nella classifica remiera nazionale.
Questo risultato bilancia la poca attività del 1905 , in cui gareggia t vince solo una jole di studenti de: Regio Liceo, che puntualmente, liberi dalle occupazioni scolastiche si allenano sulle barche della « Co lombo » e, de11906, con le gare d: Salò e Pavia, che risultano un vero fallimento di pubblico e di organizzazione per la coincidenza con le gare di Corno, per gli imposti giri della boa e per il fatto di gareggiare il lunedì.
In un periodo in cui lo sport del remo è piatto e le imbarcazioni restano troppo spesso a riva, la «Colombo» decide l’ampliamento del la sede sociale, provvista ora d docce, sala da ballo, sala di lettura, terrazza e ampio locale per le riunioni invernali.
È un atto doveroso verso i duecento soci della società che spera d esser contraccambiata con maggio] interesse agonistico, in questo momento troppo calmo anche a livello nazionale.

IL CANTO DEL CIGNO

Anno di grazia, il 1907; la « Colombo » partecipa alle regate nazionali di Cremona, Lodi, Torino, Roma, Bellagio, ottenendo tre primi premi e due secondi, alla gara di resistenza sui 18 km. che separano Milano da Abbiategrasso, dove giunge prima nell’outrigger a otto con timoniere, ai campionati italiani di Pisa, vincendo qui i titoli juniores e seniores d’outrigger a quattro con timoniere e quindi agli europei di Strasburgo dove lo stesso equipaggio ottiene un validissimo secondo posto.
Accanto alla veneta e a1la jole di mare, sempre a quattro vogatori, e l’outrigger a rinverdire i fasti che erano stati dei fratelli Bertolini: Ettore Sansoni, Mario Albertini, Malaspina e Bellinzona e il piccolo timoniere Alfredo Fregnani formano l’armo vincente, segnando per la « Colombo » la partecipazione agli Europei. Migliore risveglio, dopo un periodo di leggera stasi, non poteva esserci e la « Colombo » dimostra in questa occasione che nei periodi di necessità sa serrare le fila e soprattutto rinnovarsi. Infatti, è in questo periodo, precisamente il 7 aprile 1907 che i soci, riuniti in assemblea straordinaria discutono sull’opportunità di costituire una sezione femminile; i tempi però non sono ancora maturi e niente cambia in seno alla società. È significativa però che questa istanza di cambiamento sia partita da un sodalizio sportivo.
Altre due circostanze concorrono a incidere il ‘907 nella memoria pavese: mentre comincia a essere trascurata la vogata alla veneta (ormai abbandonata anche nel resto della Alta Italia, eccetto nella laguna, perché non costituisce specialità internazionale) si verifica – fatto socialmente tanto più grave – la rottura dell’argine del Ticino in piena a monte della città, con conseguente inondazione del Borgo, resa più drammatica dalla fuga verso Cava Manara degli abitanti con la rMilano-Abbiategrasso lungo il Naviglio Grandeoba e gli animali, che rappresentano una ricchezza irrinunciabile. Le barche delle società remiere cambiano ospiti e funzione realizzando un servizio civile tra i più apprezzati e utili ai borghigiani, da tempo abituati agli umori del ‘fiume azzurro’ , ma in drammatica difficoltà di fronte alla catastrofe.
L’anno dopo tutto sembra andare al meglio: sotto il profilo sportivo grande attività e ottimi risultati: la « Colombo » partecipa a cinque regate, alla Milano-Abbiategrasso e ai campionati italiani di Salò (dove l’outrigger, composto da Ettore Sansoni, Mario Albertini, Roberto Forni ed Enrico Grassani, quando è in seconda posizione viene danneggiato e costretto al ritiro) ottenendo in totale quattro primi posti, cinque secondi e un terzo. Risultati cosi brillanti sono però seguiti da uno scarsissimo impegno del biennio 1909-1910. All’origine di questo nuovo periodo è il ritiro dalle gare dell’equipaggio dell’outrigger a quattro, vice-campione europeo a Strasburgo. Ancora una volta si tratta di un’eredità difficile da amministrare e occorre rinverdire la speranza e la fiducia nei giovani. Tra questi intanto si segnala per vigore fisico Cesare Forni, alto quasi due metri e dal corpo possente. Il futuro leader dello ‘s

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